VERA MAONE
Foto: Ludovico Brancaccio ©
Prima di dedicarsi alla fotografia, Vera Maone (Napoli, 1936-2024) è stata per circa trent’anni insegnante, dapprima di Materie Letterarie nelle Scuole Medie, poi di Italiano e Storia negli Istituti Tecnici. L’attività didattica è stata un primo importante momento del suo impegno civile maturato in seno a una famiglia di solida tradizione antifascista. Si tratta di radici che sarebbero poi rimaste fonte di ispirazione per tutta la vita, orientando il suo attivismo culturale e le sue battaglie in difesa degli ideali di giustizia e uguaglianza sociale.
Già da giovanissima, fra il 1958 e il 1960, Vera Maone aveva fatto parte del Consiglio Direttivo del Circolo del Cinema e nel 1960 aveva contribuito a fondare il Circolo di Cultura Francesco De Sanctis, che segnò una stagione significativa della Napoli democratica degli anni ’60 del secolo scorso. (Un’ampia documentazione di quella esperienza è raccolta nel volume “Il circolo di cultura Francesco De Sanctis (1960-1967). Ricordi e testimonianze”, a cura di Vera Maone e Vittorio Marmo, Napoli 2011, pubblicato in collaborazione con l’Istituto Campano per la Storia della Resistenza “Vera Lombardi”).
La sua scoperta della fotografia risale alla fine degli anni ’80. La formazione da autodidatta e il lavoro in camera oscura si sono arricchiti, strada facendo, grazie allo scambio e all’amicizia con vari fotografi e artisti, che hanno condiviso gran parte del suo percorso – fra questi Letizia Battaglia, Cecilia Battimelli, Antonio Biasiucci, Luciano D’Alessandro, Yvonne De Rosa, Vittorio De Seta, Fabio Donato, Mimmo Jodice, Mario Laporta, Lucia Patalano.
A partire dalla metà degli anni ’90 Vera Maone è stata con Antonio Biasiucci, Fabio Donato, Mimmo Jodice, fra le principali animatrici di progetti tesi a promuovere la conoscenza della cultura fotografica a Napoli, insieme a una più estesa valorizzazione dell’opera di singoli autori. La serie fu inaugurata dagli “Incontri con l’Autore” (1998) che condussero presso l’Archivio Parisio alcuni fra i più importanti e noti protagonisti della ricerca fotografica italiana, invitati a presentare il proprio lavoro a un pubblico di giovani e meno giovani sempre più numeroso e partecipe. Ospiti ne furono Gabriele Basilico, Roberto Koch, Ferdinando Scianna, Roberta Valtorta, oltre agli stessi promotori Biasiucci, Donato e Jodice.
Seguirono i “Lunedì della fotografia”, anch’essi promossi grazie all’iniziativa di Vera Maone, e da lei curati insieme a Fabio Donato. Questa volta gli incontri si tennero presso l’Accademia di Belle Arti e si puntò ad approfondimenti tematici, includendo vari generi, dal reportage alla fotografia di architettura e paesaggi, dalla fotografia in ambito teatrale e cinematografico alla più libera ricerca sperimentale. Furono coinvolti oltre 60 fotografi di diverse generazioni e provenienze – nomi già affermati accanto a giovani esordienti – fra cui: Cesare Accetta, Aniello Barone, Gianni Fiorito. Carlo Hermann, Mario Laporta, Sergio Riccio, Luciano Romano, Alain Volut.
Ambedue i progetti si iscrivevano, a loro volta, nelle attività del “Laboratorio Città Nuova”, un’associazione di impegno civico che Vera Maone contribuì a fondare nel 1995 nei primi anni della Giunta del Sindaco Bassolino, e di cui fu a lungo Presidente, con l’intento di contribuire “alla soluzione di problemi di rilevanza sociale e culturale nell’ambito cittadino”.
La fotografia svolse in questa prospettiva un ruolo di primo piano: “Se dunque il problema di creare a Napoli uno spazio esclusivamente dedicato alla fotografia è stato posto già più volte sul tappeto, nuova è forse la strada che si è pensato di percorrere per la sua realizzazione: non più appelli, generiche richieste o lamentazioni, ma la scelta di intervenire con degli atti concreti e di aprire su questi un confronto con la città e con le Istituzioni”.
Così Vera Maone scriveva nella prefazione al catalogo della mostra “Napoli Fotografia. Nuove presenze” (1999) che rappresentò, come prosieguo dei “Lunedì”, l’esito di un laboratorio di formazione rivolto a giovani fotografi, seguiti nell’elaborazione dei progetti da Biasiucci, Donato e Jodice, grazie a un finanziamento dello stesso Laboratorio Città Nuova.
Nelle intenzioni degli organizzatori, sulla linea tracciata dai “Lunedì”, questo laboratorio doveva costituire solo “il primo passo” di un più vasto e articolato progetto dedicato alla circolazione di idee e opere fotografiche che partisse da Napoli mirando all’ambizioso obiettivo di uno scambio internazionale rivolto ai Paesi del Mediterraneo, da cui partire per istituire con continuità una Biennale della Fotografia. Il progetto ebbe anche l’approvazione dalla Giunta Comunale che però non vi dette seguito.
A questa stagione risale anche la fondazione, nel quartiere di Bagnoli, della Biblioteca Civica intitolata a Giancarlo Mazzacurati, di cui Vera Maone fu animatrice per molti anni insieme a Mariella Albrizio, adoperandosi non solo ad accrescerne il patrimonio, sollecitando donazioni da parte di privati e case editrici (grazie al suo impegno la biblioteca poté arricchirsi, tra l’altro, del Fondo Rossana Rossanda e del Fondo Mimmo Jodice), ma anche a promuovere in quella sede incontri di lettura dedicati principalmente agli abitanti del quartiere.
Negli stessi anni Vera Maone portò avanti il proprio lavoro fotografico, nel ruolo di autrice e curatrice, collaborando con diversi quotidiani, fra cui “il manifesto”. Per la rivista “Quaderni Calabresi” curò interviste con artisti quali Antonio Capuano, Vittorio De Seta, Mimmo Jodice, Peppe Lanzetta e Rosa Venturelli. Una conversazione con Luciano D’Alessandro, rimasta inedita, è stata inclusa nel progetto “Il tempo sospeso. Focus su Luciano D’Alessandro” presso i Magazzini Fotografici (2023).
Tra le sue pubblicazioni più significative figurano “Bagnoli, lo smantellamento dell’Italsider”, con scritti di Fabrizia Ramondino e Rossana Rossanda (Mazzotta Editore, Milano, 2000), “99 scatti” (Edizioni Intra Moenia, Napoli, 2011); “Saline” (Edizioni Intra Moenia, Napoli, 2012) e il ciclo denominato “Trilogia degli affetti” (Edizioni Intra Moenia), composto dai tre volumi “Madri Figlie” (2014); “Coppie” (2016); “Dell’amicizia” (2017). Seguono, sempre pubblicati dalla casa editrice Intra Moenia, “Viaggio in Brasile. 1993” (2021) e “Ritratti” (2023). Suoi scatti che documentano lo smantellamento dell’Italsider sono presenti nelle collezioni dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (Roma) e nella fototeca del MUSIL (Museo dell’Industria e del Lavoro) di Brescia.
Nel 2009, in occasione del centenario della nascita di Maurizio Valenzi, sindaco di Napoli dal 1975 al 1983, Vera Maone fu curatrice, su incarico della Fondazione Premio Napoli, allora presieduta da Silvio Perrella, della mostra “La Napoli di Maurizio”, che propose una visione della città degli anni Settanta in 55 scatti di fotografi napoletani.
L’esposizione, inaugurata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ebbe tappe successive a Tunisi, Parigi, Bruxelles, New York ed è stata riproposta nel 2018 presso il Palazzo delle Arti di Napoli. (Il catalogo è ora incluso nel volume “Maurizio Valenzi, Testimonianze per una vita straordinaria”, a cura di Lucia Valenzi e Roberto Race, Arti Grafiche Boccia, Salerno 2009).
Fra le tante diverse attività, Vera Maone ha sempre ricordato con particolare entusiasmo i cicli dei “Lunedì della fotografia”, dal momento che quegli incontri seppero suscitare un interesse fino ad allora inedito a Napoli intorno alla fotografia come linguaggio artistico, contribuendo inoltre a lanciare numerosi giovani di talento, alcuni dei quali sono poi divenuti fotografi affermati e riconosciuti a livello internazionale.
Ed è a quel vivace fermento di energie, che molti ancora oggi ricordano come esperienza fondativa, che si ispira l’idea di istituire il Premio fotografico Vera Maone. Si tratta di un’iniziativa che intende dare sostegno ad artisti meritevoli, valorizzando lo spirito che ha contraddistinto l’impegno di Vera Maone e il suo modo di vivere la ricerca fotografica non solo come esperienza individuale, ma anche e soprattutto come prassi ancorata in una più ampia prospettiva culturale e sociale, e perciò materia di confronto e occasione di scambi fecondi.